Orfanotrofio Italia: mentori italiani cercansi. Da una società feudale all’economia di relazione (III parte)

July 3, 2011 — 1 Comment

AGLI UOMINI ITALIANI DAI 40 AGLI 80 ANNI E ALLA LORO SOPITA CAPACITA’ DI FARSI MENTORI.

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Se l’Italia è una società feudale, dove anche la più insignificante delle strutture diventa nel tempo un feudo impenetrabile, dove ogni logo è bunker autoreferenziale, e nessun buon progetto può avviarsi senza santi in paradiso, l’uomo che debutta in società dopo la parentesi liceale, non sa ancora che il proprio paese non vorrà aver niente a che vedere con lui, e inizierà a muovere i primi passi in quello che si manifesterà a un certo punto come un mostruoso orfanotrofio sconfinato poiché privo di quella figura essenziale che appare dal nulla  quando ogni giovane, ormai pronto per l’incontro, ha bisogno di una propulsione nuova e sconosciuta per prendere definitivamente il largo: sto parlando del mentore, e adesso accennerò al primo che conobbi.

Le modalità secondo le quali un uomo inizia ad assolvere al proprio e ineluttabile ruolo di mentore sono sempre le stesse: è cercato da un giovane che lo avvicina e lo elegge a mentore, cerca lui stesso un giovane perché deve tramandare una certa conoscienza, è già accanto al giovane da molto tempo ed esercita tale funzione automaticamente, senza che nessuno dei due se ne renda conto. Il mio primo mentore rientra nella terza categoria, non l’ho cercato, era già accanto a me: il mio professore di Disegno al liceo romano Pio IX, Mario Salvatori, buon’anima. Quando avevo 18 anni e il prof. Salvatori entrava in classe, io non vedevo un professore ma percepivo un uomo. Mario era l’essenza dell’insegnamento stesso emanata da un signore settantenne stazza un metro e 90 e assorbita da noi per osmosi.  L’uomo era vedovo, un figlio disabile a casa, una scatola di mentine in tasca e un barboncino al guinzaglio; un lord senza tempo che ci insegnava tutto ciò che sapeva: nelle sue classi, anche gli oggettivamente inetti toccavano considerevoli cime artistiche …Come diceva a chi avanzava la scusa del “Non ho la mano”…:” “Tesoro bello manico d’ombrello, non è la mano che disegna, ma il cervello”. Sotto il suo sguardo, crescevamo come in una serra, protetti, rigogliosi, stimati. E non dimenticherò mai quelle due settimane in cui, tornato dalla Svezia dopo la maturità, mi armò fino ai denti per l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti, munendomi persino di ordigni intellettuali non convenzionali.

Twist in the plot: l’influenza del mentore può essere scientificamente provata dalla fisica quantistica, che ridotta in soldoni ci dice: “L’osservatore influenza l’osservato”. Per non far prendere a questo mio articolo fuorvianti e basse pieghe sentimentali, vi dirò che ciò che avviene a livello molecolare è interessantissimo: quando osservate, le particelle subatomiche sono influenzate a livello comportamentale, non modificate, influenzate.

Adesso, esistono tre tipologie di paternità in grado di influenzare l’arco della nostra vita, 3 tipi di padri. C’è il padre fisico, quello di nascita, che nel tempo scopri essere ottenebrato dal raggiungimento di una stabilità economica continua; il padre spirituale, come prete, che nel tempo scopri difficile da avvicinare perché si sta preparando sempre una predica migliore da fare e ha bisogno di scrivere in pace; e l’uomo che entrati in società si deve conoscere per una necessaria crescita umano-professionale,  il padre mentore, il genitore tecnico che ti avvia verso la moltiplicazione dei tuoi talenti e finisce col determinare definitivamente la tua fioritura d’uomo. Quest’ultima forma di paternità, a causa dell’assenza di una economia di relazione derivante da una società che non è riuscita a sfeudalizzarsi, esiste in Italia in modo del tutto trascurabile.

La figura del mentore si sviluppa infatti nella misura in cui una società si muove dinamicamente in un’economia di relazione. E L’economia di relazione è quell’atteggiamento che scaturisce dalla consapevolezza che conoscere lo sconosciuto che hai davanti può essere un arricchimento. Consapevolezza che stenta a realizzarsi in una società come l’Italia, storicamente feudale perchè chiusa in una pletora di compartimenti stagni non comunicanti, tutti privi di una “Single window”, porta d’accesso chiara e visibile che determina il contatto immediato di chi vuole proporre qualcosa a.

La cinematografia americana ci fornisce una quantità pressocchè infinita di mentori, da Obi-Wan Kenobi che alleva Luke Skywalker in Star Wars, a Mickey Goldmile che allena lo Stallone italiano in Rocky; da Gordon Gekko che istruisce il giovane Jake in Wall Street 2 a Robin Williams che forma i suoi studenti in “Dead poets society”. Badate bene ai verbi usati: alleva, allena, istruisce, forma. Una società, quella americana, che nonostante i difetti grossolani sotto gli occhi di tutti è sanissima a livello di ricambio generazionale. C’è sempre un vecchio che si nutre della vitalità energetica di un giovane e un giovane che matura accanto all’esperienza donata di un anziano who brings him to the next level…Nessuno può sopravvivere senza l’altro, ognuno, seppur diversamente, è la linfa vitale dell’altro.

Per esemplificare l’atteggiamento di un mancato mentore italiano,  ascoltate cosa diceva il grande direttore della fotografia Tonino Delli Colli al suo imberbe assistente Mario Brega: “Io non ti dirò nulla. Dovrai rubarmi tutto con gli occhi”. Bello, vero?  Un immenso professionista con ridotte capacità di mentore e un allievo che ha dovuto saccheggiare perchè non poteva domandare. Caso isolato? No. La generalizzazione di questo atteggiamento ha portato alla non nascita di una vera industria cinematografica italiana: non abbiamo un’industria, abbiamo gente che gira cose scambiandosi gli attori.

All’inizio di Rocky, Stallone sbarca il lunario come picchiatore, perchè l’uomo al quale dieci anni prima aveva chiesto di allenarlo aveva rifiutato. Una volta arrivata l’occasione dell’incontro con Apollo, è lo stesso allenatore che cercherà Rocky per poterlo allenare. Morale: Lo Stallone italiano diventa Rocky sotto la guida di Mickey, e Mickey conquisterà il suo unico titolo mondiale con Rocky, una mutua realizzazione umana e professionale.

Qualche anno fa, sotto la pioggia di NY, sorseggiando un acquoso caffè americano su un trespolo del supermercato accanto alla mia lavanderia preferita di Harlem, ho calcolato esserci un gap di esatti 10 anni tra la realizzazione di un uomo americano e quella di un uomo italiano. Perchè da noi ognuno è il mentore di sé stesso. Ora, quando un elettrone cambia orbita, c’è un rilascio di energia. Allo stesso modo, quando un mentore aiuta un giovane a passare su un altro livello, c’è lo stesso rilascio di energia, quell’energia che mette in moto l’economia di un paese. Senza un mentore, un giovane necessiterà dunque di molto più tempo per passare su un altro livello e quando rilascerà quell’energia, perché la rilascerà, l’energià sarà di qualità inferiore, vuoi per la stanchezza, vuoi per il tempo.

Quanto scrivo è scritto per gli uomini italiani dai 40 agli 80 anni, ma anche per le donne, perchè leggendo queste righe possano immediatamente farsi mentori di qualcuno.

Cercasi mentori italiani:  quando un elettrone cambia orbita c’è un rilascio di energia. Rilascio di energia. Uscendo dall’orbita.

CERCASI 12 MILIONI DI MENTORI PER UN IMMENSO RILASCIO DI ENERGIA ITALIANA.

Manuel de Teffé

mdeteffe@me.com

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One response to Orfanotrofio Italia: mentori italiani cercansi. Da una società feudale all’economia di relazione (III parte)

  1. 

    Mens sana in mentore sano…to the good expert just few words…

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